

Riceviamo e pubblichiamo:
Venerdì scorso presso
Ma entriamo nel merito dei disastri della politica agricola regionale:
1. PSR 2007-13. Valentini – Parroncini dicono “la sola provincia di Viterbo ha presentato progetti integrati di filiera per un contributo pubblico di oltre 21 milioni di euro e che muoverà un investimento di circa 48 milioni; o che, ad oggi, sono state 146 le domande al psr ritenute ricevibili presentate da giovani e donne (di cui 118 sono le concessioni già rilasciate) per un contributo pubblico di circa 15 milioni e un investimento totale di 26. complessivamente, per la provincia di viterbo, tra i fondi del psr, dei distretti rurali e della legge sugli agriturismo, sono state stanziate risorse per circa 82 milioni di euro. tutte azioni concrete, in grado di dare ampio respiro e nuovo slancio al comparto agricolo”. E’ vero la provincia di Viterbo ha presentato una marea di progetti e investito una montagna di soldi: peccato che nessuno ad oggi (a metà del programma comunitario) non ha ancora preso un centesimo. Anche i pochi che hanno ottenuto il decreto di concessione e cioè solo quelli del pacchetto giovani, non hanno ancora avuto il 20% dell’anticipo. Dopo il danno anche la beffa! Perchè a fronte di tante domande presentate vi è una marea di investimenti che l’imprenditore agricolo ha dovuto sostenere, facendo ovviamente ricorso al credito in una stagione i cui costi sono talvolta insostenibili. Il mancato rientro del contributo comunitario (mediamente il 35-40% dell’investimento) sta mandando in bancarotta tutti quelli che avevano creduto nel PSR. e il sistema di verifica delle domande è talmente contorto, che nemmeno gli uffici regionali sanno dove mettere le mani e dunque nessuno può dire quando i soldi arriveranno. Un vero disastro dunque. A pensare che l’assessorato della precedente Giunta regionale di centro destra, aveva pagato più dei soldi stanziati dalla Comunità Europea per il Lazio, attingendo alle somme non spese delle altre regioni.
2. Sempre dal comunicato stampa apprendiamo”questa giunta, grazie soprattutto all’assessore Valentini, per il settore ha lavorato a 360 gradi: con il varo delle leggi sui distretti rurali, sugli agriturismo, sulla filiera corta, sulla pesca e l'acquacoltura abbiamo inaugurato un nuovo modello di agricoltura”. Ma quale leggi? Prendiamo quella del Distretto Rurale. Ebbene già la legge era talmente farraginosa che non sarebbe mai stata applicabile, là dove prevede che la gestione è affidata al solito carrozzone della spa mista pubblico – privato. Sono oltre due anni che è stato individuato il distretto Rurale dei Cimini. Tutti i soldi stanziati sono stati impiegati per l’elaborazione del Piano di Distretto, il solito libro dei sogni. E’ da quasi un anno che detto piano è fermo nelle stanze dell’assessorato. Finalmente si sono accorti che al di fuori del PSR non ci sono soldi e nel programma comunitario non vi è il raccordo con questo piano. Infatti la programmazione territoriale è affidata ad altri istituti, quali i PIT e i GAL, è cioè la creazione di nuove strutture, nuovi piani ecc. Tutto all’insegna di pochi soldi agli imprenditori, tante alle burocrazie e a chi elabora i relativi studi.
3. Agriturismo. E’ vero
4. La legge sulla pesca e stata pressoché inutile. Infatti non si è dato corso ai regolamenti di attuazione. Così nel Lazio non abbiamo una disciplina della pescaturismo e dell’ittiturismo. Allo stesso modo non abbiamo una riforma della pesca nelle acque interne al fine di regolare lo sforzo di pesca alla consistenza del patrimonio ittico presente. Per quanto riguarda la caccia abbiamo dovuto aspettare ben quattro anni per la formulazione delle direttive per l’elaborazione dei Piani Faunistici venatori, ma con norme astruse che non tengono in dovuto conto il fatto che il territorio rurale è dimezzato negli ultimi vent’anni.
Insomma un po’ di propaganda, fatta anche male, non può nascondere il completo fallimento della politica agricola regionale.