Badanti, approvata delibera regionale per favorire l'emersione del lavoro sommerso
“A fronte della latitanza del Governo sul versante delle badanti, la regione Lazio ha approvato oggi una delibera, proposta dall’assessorato al lavoro, che favorisce l’emersione dal lavoro sommerso di questa categoria di lavoratrici, costituite prevalentemente da migranti”. Lo dichiara, in una nota, l’assessora al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della regione Lazio Alessandra Tibaldi.
“Il provvedimento – continua Tibaldi – prevede degli avvisi pubblici per l’erogazione di incentivi per l’emersione dal lavoro sommerso delle badanti assunte dall’inizio dell’anno. I finanziamenti regionali verranno erogati per il rimborso dei contributi previdenziali sostenuti a fronte dei primi sei mesi di durata dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato e per gli oneri sostenuti per la sottoscrizione del rapporto di lavoro, entro un tetto massimo di 200 euro”.
“Potranno beneficiare di queste agevolazioni – aggiunge – tutti quei soggetti che hanno assunto con contratto a tempo indeterminato collaboratori, collaboratrici ed assistenti familiari per l’assistenza di persone bisognose di cura, invalide o di età inferiore ai 14 anni e con reddito ISEE inferiore a 20.000 euro. Come regione Lazio ci siamo posti, quindi, il problema della pianificazione degli interventi per una buona occupazione anche per queste categorie di lavoratrici svantaggiate”.
“La politica governativa su questa materia – dice ancora Tibaldi – suscita, invece, non poche perplessità. Si ha la netta sensazione che non ci sia un governo del fenomeno e che, come nella peggiore tradizione del malgoverno nazionale, si proceda a tentoni e sulla base dell’emergenza. I provvedimenti governativi per la redistribuzione delle quote di ingresso per colf e badanti assegna alla Capitale soltanto 4.000 posti, contro gli oltre 14.000 di Milano ed i 6.500 di Napoli. E’ un’assurdità che dimostra la mancanza di un serio progetto di governo dei flussi migratori”.
“La politica delle sanatorie, - conclude - applicata pervicacemente anche in questo caso, non porta lontano e condanna alla marginalità sociale settori di donne già duramente provate dalle condizioni di povertà vissute dai paesi di provenienza”.