

VITERBO - Quando iniziano quest’anno i saldi invernali? Ormai sull’argomento si potrebbe tentare anche un terno al lotto. Ognuno a questo punto si sente autorizzato a dire la sua sull’argomento ed a tentare di influenzare il pronunciamento del Consiglio Regionale che forse giovedì prossimo delibererà in merito, andando a colmare una situazione ormai veramente pesante dove l’indecisionismo è stato il vero protagonista, l’unico ad aver veramente scontentato tutti.
A pensare che l’assessore regionale Pietro Di Paolo, resosi conto che il primo sabato di gennaio quest’anno coincideva con capodanno, si era per tempo attivato al fine di modificare su questo punto a normativa regionale vigente. Ad ottobre aveva ascoltato le associazioni di categoria ed i rappresentanti dei consumatori, aveva quindi mediato sulle richieste raccolte ed aveva finito col deliberare in giunta il differimento dei saldi al terzo sabato di gennaio e di luglio, riuscendo a doppiare l’approvazione anche nella successiva commissione consiliare.
E’ poi intervenuta Federmoda Italia, congiuntamente a Federdistribuzione, chiedendo l’applicazione di una data unica a livello nazionale, se non che la data indicata era il sei, la befana, e non più il quindici già prescelto. Da questo punto in poi tutti hanno voluto spiegare, esporre, ribadire e sottolineare la propria posizione, le motivazioni, i distinguo e le controindicazioni del caso.
Sta di fatto che oggi ancora non si sa quando inizieranno i saldi nel Lazio, mentre l’Umbria ha fissato per il sei e la Campania addirittura al due gennaio. Di base tutti concordano sull’opportunità di fissare una data unica a livello nazionale ma non c’è convergenza su una data gradita ai più, tutt’al più si può determinare una maggioranza relativa che comunque scontenta oltre il 50% degli interessati e qui diventa perciò determinante il ruolo dell’assessore che deve farsi carico di una scelta, per quanto difficile essa si presenti.
"Non scegliere è la peggiore delle decisioni - commentano da Ascom Confcommercio di Viterbo - si determinano così incertezza, agitazione e malessere e si finisce veramente col legittimare quelle svendite sottobanco che invece sono uno dei mali maggiori da combattere, in quanto vera concorrenza sleale, dannosa per gli onesti e premio per i più 'furbi', favoriti dalla latitanza dei controlli".