

Riceviamo e pubblichiamo:
“Addio Sindaco”, titolava la prima pagina di Paese Sera il giorno in cui vennero celebrati i funerali di Luigi Petroselli.
Personalmente, fino a pochi mesi fa, conoscevo Petroselli per pochi significativi dati, sapevo che era viterbese, che era un Compagno, che fece parte di quel folto gruppo di sindaci comunisti che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 governarono le principali città italiane, che era – ed era stato – il sindaco di Roma più amato dai romani .
Sapevo che Petroselli aveva avuto una grande intuizione politica, un grande progetto: poter unificare tutta Roma, dal centro delle classi più ricche alle borgate più degradate, per dare a tutti i romani lo stesso diritto ad un vivere civile.
Petroselli era un uomo onesto che aveva capito che il primo consenso da ricercare per essere un buon sindaco non era soltanto quello che gli veniva dalla politica e dai partiti, ma era soprattutto quello che gli veniva dalla gente. Era necessario conoscere i cittadini, stare con loro, andare a toccare con gli occhi e con lo spirito la quotidianità dei romani, incontrarli nei loro luoghi, parlare con loro, andare ad ascoltare i loro umori, i loro problemi, andare a bussare nelle loro case, fare personalmente il porta a porta, andare all’assemblea dei dipendenti Atac in sciopero o nel Borghetto di Prato Falcone dove negli anni ’80 si viveva ancora senza corrente elettrica e senza servizi, nelle borgate dove le case erano ancora baracche.
Questo era Petroselli, un uomo umile, di un’ infinita dignità, che dal popolo della gente comune veniva e per loro e con loro lavorava.
Di Petroselli sapevo questo, nulla di più, avevo nozioni sufficienti per avere di lui una stima infinita, ma quello che vidi nel film realizzato il giorno del suo funerale mi lasciò basita: Petroselli non era stato un sindaco di Roma, era stato IL sindaco di Roma, era stato l’amico di ogni cittadino, era stato un cittadino come gli altri.
La via che dalla Bocca della Verità porta a piazza Venezia (oggi via Luigi Petroselli) era gremita di gente, fino ad oltre il Colosseo la città era paralizzata da una folla- folla così immensa che la si può paragonare a quella che si vedrà nuovamente pochi anni dopo qualche metro più in là, in via delle Botteghe Oscure- donne, uomini, bambini, anziani, giovani… tutta Roma, in un silenzio rumorosissimo ad attendere l’apertura della camera ardente per salutare per l’ultima volta “l’etrusco”.
Via dei Fori imperiali - dove si tenne la cerimonia funebre - visi rigati dal pianto, facce affrante, braccia alzate con pugni chiusi, bandiere, copie di Paese Sera. La macchina da presa imprigiona volti amici, avversari politici, Compagni, semplici cittadini, tutti insieme ugualmente scossi a salutare un amico partito troppo presto.
Una ragazza con in braccio suo figlio piange accorata dietro un paio di occhiali scuri, accanto a lei un’altra donna, anziana, anch’essa affranta: quando ricevettero lo sfratto Petroselli li andò a trovare, gli trovò personalmente una sistemazione, non era il sindaco ad andare via, era uno di loro.
“Addio sindaco”. Grazie. Arrivederci.
Melissa Mongiardo.
Responsabile Comunicazione Federazione Provinciale Giovani Democratici Viterbo.