

Si è gettato dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma intorno alle 21 di lunedì sera. E' morto così Mario Monicelli, 95 anni, padre del cinema italiano. Si è ucciso senza lasciare alcun biglietto, dal reparto di urologia del nosocomio capitolino dove era ricoverato da domenica per un tumore alla prostata.
Regista di oltre 60 film e autore di più di 80 sceneggiature, Monicelli aveva scelto la Tuscia come set per alcuni dei suoi più importanti film. Recentemente, durante un incontro con il Tuscia Film Festival aveva raccontato: "Il viterbese era vicino Roma e, soprattutto, non era “contaminato” dal turismo come altre zone d’Italia e offriva una grande varietà di scenari per i nostri film».
Tra i capolavori girati nella Tuscia oltre a "L’armata Brancaleone" e "Brancaleone alle crociate" , si ricorda la scena di Amici miei a Calcata con il parroco del borgo, "In viaggio con Anita", l’inizio di "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno" girato a Tarquinia, "Il marchese del grillo" tra Oriolo e i monti Cimini e "Il medico e lo stregone" a San Martino al Cimino.
Il corpo di Monicelli è stato trovato ieri sera vicino a delle aiuole, a apochi metri dal pronto soccorso. Il grande maestro non ha voluto attendere oltre, come aveva fatto suo padre Tomaso noto giornalista e scrittore antifascista che nel 1946 decise di torgliersi la vita.