ANNO 27 n° 288
"Rino Gaetano non era né di destra né di sinistra"

Riceviamo e pubblichiamo.

"Non esiste modo migliore per ridare veridicità alle idee di un uomo prematuramente scomparso, che citare nuovamente le sue parole, i suoi versi i suoi suoni.
Salvatore Antonio Gaetano, detto Rino, non era né di destra né di sinistra, né anarchico né liberale, non era un politico, era un uomo con un dono chiamato voce.

Mai politicamente schierato perché la politica era lo strumento che legittimava l’arroganza del potere, era un cantore del popolo, della realtà italiana sul finire degli anni ’70, era un uomo, un giovanotto, senza troppe remore a bacchettare su una melodia questo o quel politico, questo o quel fatto, questo o quel gesto…era un menestrello di denunce sociali, era un grande uomo.

E non è bello affibbiare denotazioni, ideologie ed appartenenze politiche postume a qualcuno che in vita non si è mai schierato e non ha mai deciso di prendere parte a nessun sistema.

Rino Gaetano, un ragazzo del Sud che cantava il suo paese, un cittadino italiano innamorato del suo Stato del quale non esitava a ricalcare malfatte e debolezze, un ragazzo riservato, che non amava chi si metteva sempre e comunque in primo piano : attori, starlette, politici (di cui odiava il mestiere) , calciatori, cardinali…tutte gerarchie di cui in maniera taglientemente ironica  e sottile bacchettava vizi e con lo stesso sarcasmo denunciava tutto quello che all’epoca accadeva nella nostra Italia.
Dietro la facciata scanzonata dei suoi testi, di quello che era il suo aspetto e il suo bizzarro modo di essere, caleidoscopio di ironia in continuo fermento di testi di non-sense,motivetti accattivanti e spensierati, si nasconde il vero spirito dell’autore, del poeta, un paladino dei deboli, degli emarginati, dei soli, dei passeggeri del rapido Taranto - Ancona, dei suoi conterranei di una terra semplice ed avara di brillanti prospettive per il futuro, dalla parte di chi mangia una volta, di chi suda, di chi lotta, di chi ha perso un amore, dalla parte di soffre le conseguenze di un mondo fatto male, dalla parte di chi alla fine nonostante disperazione e angoscia lascia uno spiraglio per far entrare un barlume di speranza.

Un esempio di questo nostro pensiero è perfettamente racchiuso in Aida, canzone contenuta nell’omonimo album del 1977, in cui l’autore metaforicamente identifica nella figura di Aida (celeberrima opera lirica di Giuseppe Verdi a cui Gaetano si ispira e di cui abbiamo chiari riferimenti nel testo) l’Italia. Una canzone chiave per comprendere a pieno la sua filosofia di vita.

Aida è dunque l’Italia, bella, arrogante, opulenta, corrotta, cattiva…ma è Aida e, nonostante tutto, è davvero bella.
Aida è l’Italia del fascismo, quella della Repubblica, l’Italia comunista, l’Italia senza scrupoli.
Rino canta qui l’Italia sul finire degli anni ‘70 quando imperversano gli scandali e corruzione, e per dare maggior veridicità a quanto scritto ci permettiamo di citare testualmente le sue parole :
 “Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee, i suoi tabù, le sue madonne, i suoi rosari e mille mari e alalà. I suoi vestiti di lino e seta, le calze a rete, Marlene e Charlot. E dopo giugno il gran conflitto e poi l’Egitto, un’altra età. Marce, svastiche e federali, sotto i fanali l’oscurità. E poi il ritorno in un paese diviso, nero nel viso, più rosso d’amore. Aida come sei bella. Aida le tue battaglie, i compromessi, la povertà, i salari bassi, la fame bussa, il terrore russo, Cristo e Stalin.
Aida la costituente, la democrazia, e chi ce l’ha. E poi trent’anni di safari, fra antilopi e giaguari, sciacalli e lapin. Aida come sei bella”.

In virtù di quanto sopra citato, ci ha fatto una strana impressione vedere impresso il suo volto sui manifesti di Casapaound affissi per la città, ci è sembrato un tentativo di rivendicare un’appartenenza , che appartenenza non è".

Federazione Provinciale Giovani Democratici Viterbo.




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