"Quella targa scolorita dedicata al 3° reggimento Granatieri di Sardegna"
Riceviamo e pubblichiamo
Domenica 14 marzo '10, ore 12 circa, Viterbo piazza della Rocca ingresso del Museo Etrusco, gìà Rocca papale degli Albornoz e caserma nei secoli 19° e 20°: mi godo il pallido sole marzolino nella piazza dove nei pressi sono nato e ho vissuto fino a 43 anni. La domenica lo faccio sempre: ho bisogno di ritrovare le mie radici, respirando l'aria del mio quartiere natale.
Ad un certo punto, non so perchè, sono andato a rileggere le lapidi dedicate ai nostri soldati, che fino alla riapertura della Rocca come Museo Nazionale Etrusco erano poste su un'altra parete.
Una grande tristezza mi ha preso: delle tre lapidi, una è dedicata ai giovani che nel '41 partirono per il fronte e in con un pò di buona volontà e buoni occhi, purtroppo non i miei, si legge; le altre 2 sono dedicate entrambe al glorioso 3° Reggimento Granatieri di Sardegna, delle due una si legge a malapena, l'altra è quasi totalmente stinta, sbiadita, pressoche illeggibile.
Mio padre, prima dell'epilogo della RSI, ne fece parte: conservo ancora a casa mia le sue tessere di appartenenza all'associazione d'arma. Da bambino, prima che il cielo me lo portasse via a soli 49 anni nel 1970, partecipai con lui - ricordo commosso i suoi alamari sul bavero delle sue giacche - a diversi raduni, tra cui uno nazionale a Roma intorno al 1965.
Il legame che lega la città di Viterbo a questo Reggimento è testimoniata anche dalla toponomastica: nei pressi della Rocca Albornoz esiste via 3° Reggimento Granatieri di Sardegna.
Ora mi domando da cittadino e da figlio di un Granatiere Di Sardegna: non sarà il caso di rendere di nuovo leggibili queste lapidi, che ricordano dei soldati e dei giovani valorosi, dei quali alcuni non fecero più ritorno alle loro case?
Considerate inoltre che queste lapidi sono vicinissime all'ingresso del Museo e stinte ed illegibili come sono non costituiscono certo un bel biglietto da visita anche per i turisti.
Giovanni Fonghini