

Riceviamo e pubblichiamo
Aveva soltanto 28 anni il ragazzo romeno morto per un incidente sul lavoro pochi giorni fa a Viterbo. Scompare un altro giovane nell’indifferenza più totale di una cittadina che dedica intere pagine di giornale alla macchina di Santa Rosa e liquida con poche righe uno dei drammi più grandi del nostro paese, specchio di una società in cui le priorità sono all’ultimo posto.
Poche righe di cordoglio e qualche Associazione che si prodiga a sottolineare che negli ultimi anni gli infortuni sul lavoro sono diminuiti grazie all’impegno e alle iniziative in tema di sicurezza.
Era la fine di agosto quando due uomini morivano di lavoro (uno a San Ferdinando di Puglia rimasto intrappolato in una cisterna mentre stava impermeabilizzando le pareti con catrame e diluente; l’altro, invece, morto folgorato da una scarica elettrica in un cantiere edile sulla costa amalfitana).
L’11 Settembre l’ennesima cisterna della morte a Capua, la terza nel giro di un mese, che si aggiunge alle sei cisterne assassine degli ultimi tre anni, da Molfetta in poi; tre operai di una ditta esterna uccisi dalle esalazioni in una fabbrica di proprietà olandese che si occupa di chimica farmaceutica.
Pochi giorni fa in provincia di Pistoia, un altro lavoratore romeno è rimasto schiacciato da una pressa nell’azienda nella quale lavorava.
E di quante altre morti sul lavoro ignoriamo l’esistenza?
I dati forniti confermano in Italia una tragica media di 1.000 morti l’anno; ad oggi, per il 2010, si contano 733 incidenti mortali, 733.930 infortuni e 18.348 invalidi.
In questo contesto, anziché aumentare i controlli, la Commissione Europea, con il pretesto di “ridurre la burocrazia” e “semplificare” le norme in materia di valutazione e gestione dei rischi in ambito lavorativo, sta discutendo una direttiva che eluderebbe molti obblighi ai datori di lavoro.
Insomma, fare risparmiare le imprese che, qualora il progetto dovesse andare in porto, non dovranno più redigere, per esempio, il documento di valutazione dei rischi; si ridurrebbe il numero delle ispezioni dei luoghi di lavoro e il recepimento delle direttive in materia.
Siamo sicuri che, come dice il segretario di Confartigianato, “la sicurezza è un valore fondamentale per gli imprenditori”, ma siamo altrettanto sicuri che “risparmiare” sui costi del personale sia, per gli imprenditori, un “valore” altrettanto fondamentale.
E allora si pone di nuovo una questione di priorità.
Cerchiamo, almeno, di non cadere nell’ipocrisia dicendo che in tema di sicurezza si è fatto molto; dibattiti, convegni, parole… forse “ a chiacchiere” si è fatto molto.
Non si può morire di lavoro a 28 anni! Un cantiere non è e non deve essere una trincea! La USB lotta e lotterà al fianco di tutti i lavoratori affinché ci sia una vera legge sulla sicurezza sul lavoro che protegga i lavoratori e non le “tasche” dei padroni.
USB Viterbo
Paola Celletti