"Ho capito subito che eravamo all'inferno"
Un vasto pubblico ha ascoltato in rigoroso silenzio le parole di Bruno Shlomo Venezia, il deportato di Auschiwitz Birkenau ospite questa mattina nell’Aula Magna della facoltà di scienze politiche in un convegno organizzato nell’ambito delle iniziative per la giornata della memoria.
L’uomo ha raccontato la sua terribile esperienza nei campi di concentramento nazisti senza trascurare nessun dettaglio: lucido e preciso ha spiegato la sua cattura e il suo arrivo nel lager, la discesa dal treno, la separazione dalle donne, la selezione da parte delle Ss, il passaggio dai barbieri e dalle docce e infine, il marchio del numero tatuato sul braccio destro. In oltre un’ora di narrazione Venezia ha rivissuto i momenti salienti di questa drammatica esperienza, dal momento in cui è stato arrestato in Grecia, fino all’arrivo delle forze alleate in Polonia.
Venezia è uno dei pochissimi sopravvissuti tra quanti fecero parte dei diversi Sonderkommandos che si succedettero per tutto il tempo in cui le camere a gas funzionarono ad Auschwitz. I “Sonderkommandos” erano i commandi speciali che si occupavano dei crematoi nei campi di concentramento.
All’incontro, organizzato in collaborazione con l’associazione ItaliaIsraele e con l’assessorato ai servizi sociali e cultura di Viterbo, erano presenti il rettore della facoltà di scienze politiche Maurizio Ridolfi, il professore di teorie politiche contemporanee Tommaso Dell’Era, e l’assessore alla cultura Fabrizio Purchiaroni, che ha donato Shlomo Venezia un libro sul centro storico di Viterbo.