

di Domenico Savino
VITERBO - Di buono c'è la vittoria, i tre punti riconquistati, la gioia di ritornare a giocare e ad esultare dopo venti giorni di stop. Per il resto si attendono tempi migliori in cui alle vittorie, ai successi, si aggiungono le prestazioni piene, quelle dopo le quali si esce dal campo soddisfatti in maniera compiuta. La Viterbese deve andare di fretta in questo periodo: tra campionato e Coppa Italia non ha tempo per riflettere, deve agire senza timore con lucida freddezza andando incontro agli impegni convinta dei propri mezzi.
Senza remore, provando a migliorarsi, andando oltre il minimo necessario. Che con la Pontevecchio è bastato, ma in futuro (anche quello prossimo) potrebbe non essere sufficiente. Il grande assente è il gioco, la produzione di occasioni, la pericolosità sottoporta, l'esatta interpretazione del modulo.
La squadra di Conticchio sembra essere prigioniera di se stessa, si muove con un certo impaccio sul campo e non trova con frequenza la via del gol. Sembra paradossale avendo due punte come Majella e Vegnaduzzo, ma questo è quello che dice il campo e bisogna attenersi a tale giudizio se si vuole far partire un'analisi completa.
Manca sempre qualcosa nella produzione di gioco e di azioni della Viterbese: un passaggio sbagliato, un movimento letto male dal compagno, la ricerca continua del lancio lungo, che impediscono di parlare di una vittoria rinfrancante. Ma comunque i tre punti sono arrivati e consentono di riannodare il filo con i risultati positivi. Tuttavia le lacune si sono viste anche sul sintetico di Soriano e la colossale occasione fallita da Martinetti (palo a tu per tu con il portiere) avrebbe scritto una storia diversa della gara. Bene per la Viterbese che nell'occasione la dea bendata si sia ricordata dei gialloblù.
Non sempre però potrà andare così, specie se non si tengono i nervi a bada: ancora un'espulsione (nella fattispecie Cristiano), ancora un'altra gara finita in inferiorità numerica. Non bisogna cadere nelle provocazioni di nessun genere; stanno per arrivare gare forti anche dal punto di vista emotivo ed è necessario tenere i nervi a bada, specie quando le situazioni si fanno ingarbugliate. E la presenza in campo di uomini abituati a combattere in momenti tumultuosi è un'arma su cui poter contare.
E' bene che questo resti fisso in mente perchè potrebbe non esserci un domani, una seconda opportunità per la Viterbese che già mercoledì scende in campo contro l'Arezzo, maltrattato a Piancastagnaio. E' una partita che va interpretata nel modo giusto da subito, magari facendo leva proprio sulla possibilità di infierire (dal punto di vista sportivo, sia chiaro) sulla vice capolista che può essere ancora frastornata.
Calma e determinazione devono essere le colonne portanti della squadra di Conticchio che deve sfruttare questi impegni nell'ottica di prepararsi a quello che vale una stagione: la semifinale di Coppa contro il Sant'Antonio Abate, vero snodo dell'annata e in quell'occasione (gara di andata il 7 marzo a Viterbo) cali di concentrazione e amnesie dal punto di vista del gioco e individuali non sono proprio ammessi.