

VITERBO – Contanti depositati in vari conti correnti e crediti vantati verso la Regione Lazio e altri enti pubblici per un ammontare complessivo di oltre 20 milioni di euro, sono stati sequestrati a Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio, titolari del gruppo Ro.Ri. Srl, proprietario della casa di cura Nuova Santa Teresa di Viterbo e del centro riabilitativo assistenziale di Nepi.
Il sequestro cautelare è stato disposto il 13 febbraio dal giudice per le indagini preliminari Salvatore Fanti su richiesta dei pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, titolari della maxi inchiesta sulla Asl di Viterbo, che vede indagati, oltre agli Angelucci e la stessa società Ro.Ri., altre 18 persone fisiche e 4 società.
Gli indagati, tra cui l’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio e il suo consulente strategico Mauro Paoloni, sono accusati a vario di titolo di corruzione, concussione, truffa aggravata, turbativa d’asta, falso ideologico e abuso d’ufficio.
Ad avviso dei pubblici ministeri che hanno coordinato una complicatissima indagine iniziata oltre 3 anni fa, gli Angelucci sarebbero responsabili, insieme con Francesco Pesce Delfino, direttore della casa di cura di Nepi, di truffa aggravata ai danni della Asl di Viterbo e della Regione Lazio.
“Roberto Angelucci, Fabio Angelucci e Francesco Pesce Delfino – si legge nell’avviso di conclusione delle indagini -, mediante artifizi e raggiri, accettavano il ricovero sistematico di pazienti ai fini della somministrazione di riabilitazione intensiva (per i quali erano previsti rimborsi cospicui per la struttura privata con consequenziale aggravio per il servizio sanitario regionale) senza possedere i requisiti. E inducevano in errore la Asl di Viterbo, così procurandosi un ingiusto profitto per un importo non inferiore a 7.210.000 euro (il 70% della somma complessiva dei rimborsi ottenuti per gli anni 2008 – 2009, pari a 10.300.000 euro).
E ancora, gli Angelucci, con la complicità del solito Pesce Delfino, stando all’accusa, “con artifizi e raggiri” avrebbero richiesto Asl di Viterbo rimborsi gonfiati relativi a prestazioni di riabilitazione intensiva ed estensiva effettuati nella casa di cura di Nepi, per i quali la normativa vigente prevede una durata minima di 3 ore al giorno per la intensiva e 1 ora per la estensiva. “In realtà – scrivono i pubblici ministeri – i trattamenti praticati erano nettamente inferiori ai suddetti limiti”. Lo scherzetto, sempre secondo l’accusa, avrebbe consentito agli Angelucci “un ingiusto profitto di 5.585.000 euro per l’anno 2006, di 5.707.000 euro per il 2007, 5.970.000 euro per il 2008 e 4.434.000 euro nel 2009”.
Da qui il sequestro cautelativo da oltre 20milioni di euro eseguito negli ultimi giorni agli Angelucci. Soldi che, qualora le accuse venissero confermate da una sentenza definitiva, andrebbero a rimborsale la Asl dalla truffa multimilionaria che gli avrebbero rifilata da padre e figlio.