ANNO 15 n° 356
Raid in casa, operaio picchiato a sangue dalla compagna e dall’amante
In manette per tentato omicidio la convivente della vittima e un giovane egiziano
12/07/2012 - 04:00

di Eva Kant

VITERBO – “Ciao caro, me ne vado qualche giorno a Montalto di Castro; mentre tu rimani qui a lavorare. La bambina resta con te”. Tutto architettato da un pezzo, con tanto di alibi costruito a tavolino. Solo che qualcosa è andato storto e, nel giro di poche ore, gli investigatori sono riusciti a risolvere il giallo sull’aggressione avvenuta nella notte compresa tra lunedì e martedì in località Petignano, ad Orte, ai danni di Sergio, un operaio 45enne.

Mistero svelato con tanto di arresti spiccati ieri dalla Procura per tentato omicidio: a compiere il raid altri non sono stati che la compagna dell’uomo (T.C., 43anni ) e il suo amante nuovo di zecca: un aitante egiziano di venti anni.

L’aggressione. I due, incappucciati e con mazze alla mano, avevano fatto irruzione nell’appartamento massacrando di botte il povero operaio, saldatore specializzato. In casa non era solo: con lui c’era la figlioletta di appena nove anni, svegliata di soprassalto dai forti rumori provenienti dal soggiorno. E costretta ad assistere il suo papà, lasciato dai suoi aguzzini in una pozza di sangue.

Sebbene Sergio avesse opposto resistenza tentando strenuamente di difendersi, la convivente e il suo amante lo avevano infatti assalito più e più volte a colpi di mazza, fino a fracassargli il cranio e a spezzargli alcune costole. Scattato l’allarme, a raggiungere la palazzina di Petignano saranno i carabinieri del maresciallo Lo Giudice e gli operatori sanitari del 118.

Sergio viene trasportato d’urgenza all’ospedale Belcolle in gravissime condizioni: i medici gli suturano la ferita riportata alla testa con diversi punti e, in breve tempo, viene disposto il trasferimento nel reparto di Ortopedia per via delle fratture alle costole e agli arti inferiori e superiori. Non corre pericolo di vita perché le percosse non hanno lesionati organi interni, ma impiegherà diverso tempo a rimettersi in sesto.

Le indagini. Quando i carabinieri erano giunti sul posto, i due amanti si erano già dileguati. Destinazione: Montalto di Castro. “Li abbiamo rintracciati poco dopo sulla via che da Orte conduce alla cittadina tirrenica, e portati in caserma”, hanno riferito dalla stazione di via del Crocifisso. Dove sono stati messi sotto torchio per ore dai militari.

Sulle prime entrambi hanno fatto finta di cadere dalle nuvole – “eravamo al mare” – simulando, la donna, persino preoccupazione nei confronti del padre della sua bambina. Ma poi, messi alle strette, non hanno potuto fare altre che riconoscere le loro responsabilità. Anche perché, stando a quanto trapelato, ad inchiodarla ci sarebbe più di un testimone (probabilmente si tratta di vicini di casa) che l’avrebbe riconosciuta.

Mentre i provvedimenti di custodia cautelare a carico di entrambi sono stati eseguiti ieri mattina, le indagini, adesso, proseguono su due fronti. Innanzitutto resta da trovare l’arma usata per aggredire il 45enne: con ogni probabilità i due se ne erano sbarazzati lungo il tragitto Orte-Montalto, ed è proprio qui che i carabinieri la stanno cercando. In secondo luogo c’è da scoprire la verità, e cioè il motivo scatenante di tanta efferatezza.

Ieri ad Orte, come è comprensibile, non si parlava d’altro: pare che Sergio e T.C. (che tra l’altro ha altri due figli - una di 25 anni e il secondo sempre sulla ventina - nati da una relazione precedente) fossero in crisi da tempo e che continuassero a stare insieme soltanto per la bambina.




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