ANNO 18 n° 348
Oggi al Nazareno, domani dal notaio?
Alle 18 l'incontro dei big viterbesi coi vertici nazionali del Pd
I 7 consiglieri ribelli pronti a firmare le dimissioni, con qualche distinguo
03/02/2016 - 10:45

VITERBO – In attesa dello showdown (in italiano: l’atto finale, il confronto finale), almeno c’è stato lo show. Il consiglio comunale di ieri resterà nella modesta storia di questa città di provincia, e pensare che neanche si è tenuto, perché è mancato il numero legale. E’ stata però un’altra occasione per mettere a nudo tutti i problemi di una maggioranza che non c’è più – numeri alla mano – e che però continua ad andare avanti in attesa, appunto, di un epilogo. Che poi non siano ancora stati nominati i revisori dei conti, che tutta l’attività sia ferma, che si rischia di perdere soldi e opere pubbliche, be’, son dettagli sacrificati sull’altare della pp, la peggiore politica.

 

La domanda è: quando si certificherà la fine dell’amministrazione Michelini? Oggi è un giorno importante, forse l’ultimo della serie. Alle 18, in largo del Nazareno a Roma, i parlamentari e i consiglieri regionali viterbesi saranno ricevuti dal vicepresidente nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, e dal segretario regionale Fabio Melilli. E’ l’estremo passaggio politico della crisi, e non si sa quanto possa essere decisivo. Perché se dalla sede centrale dovessero arrivare parole di circostanza (‘’Mettetevi ad un tavolino e risolvete la cosa’’, ‘’Cercate una soluzione indolore’’, ‘’Richiamate all’ordine i vostri’’) ecco che qui a Viterbo la situazione potrebbe degenerare. E la crisi accelerare. Già, perché a prescindere da cosa si deciderà a Roma, il pallino del gioco ce l’hanno sempre i sette consiglieri ribelli del Pd. Molti dei quali abbastanza autonomi e spregiudicati per staccare la spina senza bisogno di ‘’consigli’’ dai piani alti o dai rispettivi politici di riferimento. D’altronde, ne basterebbero quattro per andare dal notaio insieme ai 13 colleghi dell’opposizione e finirla qui.

 

In questo senso, le voci si sprecano. L’ultima – circolata ieri con insistenza – racconta di un appuntamento già preso con un notaio di Montefiascone dal cognome (che non riveleremo) quantomeno curioso. Una coincidenza che, se fosse vera, sarebbe piuttosto beffarda. Ma le speculazioni non finiscono qui: secondo altri rumors, tra i sette ci sarebbero posizioni diverse. Una più oltranzista, decisa per le vie drastiche subito. Un’altra più moderata (si fa per dire) e composta soprattutto da quei consiglieri che ancora avrebbero qualche ambizione politica, per esempio una ricandidatura. Attenzione: non che quest’ultimi non vogliano far cadere Michelini, perché su questo punto i ribelli sono tutti di un sentimento. No, gli attendisti vorrebbero almeno aspettare l’esito dell’incontro romano, ascoltare cosa ha da dire il partito e – se il Pd nazionale lo vuole davvero - concedere al sindaco di arrivare fino a dopo il 24 febbraio. Per evitare il voto a primavera, che è prevedibile immaginare come un bagno di sangue per il centrosinistra.

 

Questo è il quadro. E Michelini? Ieri in conferenza stampa ha concesso una leggerissima apertura, quando ha parlato di un azzeramento della giunta ‘’possibile soltanto se c’è un’alternativa già pronta’’. Come dire: se mi proponete un piano B, e relativi nomi, possiamo anche parlarne. Ma non è detto che sia una strada percorribile, anche perché i sette si sono esposti troppo per tornare indietro. E allora lo stesso sindaco, e i suoi fedelissimi, probabilmente non farà nulla: continuerà ad amministrare finché non arriverà la fine. E dopo potrà allegramente sparare sui responsabili della sua caduta.




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