ANNO 15 n° 298
LE MOTIVAZIONI DELLA SQUALIFICA DI CAMILLI
10/08/2012 - 12:11

''Con decisione pubblicata sul C.U. n. 101/CDN del 18.6.2012, confermata dalla Corte di giustizia con decisione pubblicata sul C.U. b 2/CGF del 6.7.2012, la Commissione ha ritenuto che la gara in questione è stata oggetto di un tentativo di alterazione posto in essere da CAROBBIO, JOELSON, ACERBIS, CONTEH e TURATI, all’epoca dei fatti calciatori del GROSSETO, tentativo del quale tentarono di profittare gli “zingari” scommettendo su una gara già combinata. Va precisato, in proposito, che i tesserati JOELSON, ACERBIS e TURATI non sono ancora stati giudicati, in seguito allo stralcio della loro posizione dal pregresso procedimento.

Secondo la Commissione, dalla complessa ricostruzione compiuta dalla Procura federale è risultato un coinvolgimento anche del direttore sportivo del GROSSETO IACONI che, secondo l’ipotesi accusatoria rivelatasi fondata, incaricò TURATI (ex calciatore dell’ANCONA) e JOELSON (amico e connazionale del portiere dell’ANCONA Da Costa) di trattare con i calciatori dell’ANCONA per condizionare il risultato della gara, facendoli allontanare dal ritiro e fornendo loro perfino l’autovettura della Società. Era interesse pressante del GROSSETO, che si trovava a Norcia in ritiro “punitivo”, ottenere la vittoria nella gara con l’ANCONA per finalità di classifica. I due calciatori con l’autovettura messa a disposizione dalla Società, raggiunsero i calciatori dell’ANCONA, ma poterono concordare solo un risultato di pareggio. A questo punto CAROBBIO “vendette” la notizia agli “zingari” che si recarono nell’albergo dove si trovava in ritiro il GROSSETO, essendo al corrente dell’accordo per indirizzare il risultato verso un pareggio e della disponibilità di CAROBBIO, ACERBIS, JOELSON, TURATI e CONTEH. In tale occasione, due esponenti del gruppo degli “zingari” corrisposero la somma di 20/22.000,00 euro, divisa tra i calciatori coinvolti nell’illecito.

In definitiva, la Commissione ha ritenuto provato il raggiungimento di un accordo fra i tesserati delle due Società, che hanno pattuito un pareggio. Le trattative sono state condotte da IACONI, per il tramite di TURATI e JOELSON, con tesserati dell’ANCONA non individuati. Di tale illecita attività ha approfittato, al fine di effettuare scommesse, il gruppo degli “zingari” il quale, avuta la “soffiata” da CAROBBIO, ha ricompensato con somme di denaro quest’ultimo e i suoi compagni di squadra ACERBIS, JOELSON, CONTEH e TURATI.

Dopo la decisione in questione sono emersi ulteriori elementi idonei a dimostrare il coinvolgimento diretto nella vicenda anche di CAMILLI, socio di maggioranza e presidente del Grosseto.

I nuovi fatti sono stati ricostruiti grazie alle dichiarazione auto ed etero accusatorie rese dinnanzi all’A.G. di Cremona e alla Procura federale in date successive al procedimento di primo grado da IACONI, TURATI, JOELSON, CAROBBIO, ACERBIS e DA COSTA JUNIOR.

In particolare, IACONI, nella audizione dinanzi alla Procura federale dell’8.6.2012, riferisce di aver comunicato a CAMILLI la proposta di TURATI di contattare alcuni giocatori dell’ANCONA perché lasciassero vincere il GROSSETO. CAMILLI aveva detto a IACONI di autorizzare TURATI a lasciare il ritiro per andare a parlare con i giocatori dell’ANCONA.

Per far questo IACONI metteva a disposizione di TURATI una autovettura della Società.

Con TURATI autorizzava anche JOELSON perché quest’ultimo conosceva bene il giocatore dell’Ancona DA COSTA, suo connazionale. Dopo l’incontro tra i giocatori IACONI riferiva a CAMILLI che i giocatori dell’ANCONA per lasciare la vittoria al GROSSETO pretendevano 100.000,00 euro, ma CAMILLI, a fronte di tale richiesta, decideva di interrompere la trattativa. IACONI comunicava la decisione di CAMILLI a TURATI.

TURATI, nella audizione del 10.7.2012, riferisce di aver ricevuto da JOELSON la richiesta di accompagnarlo ad una visita medica preventivamente autorizzata da IACONI. Una volta partito, JOELSON precisava di aver avuto incarico da IACONI (in adesione a preciso invito di CAMILLI) di andare a contattare giocatori dell’ANCONA per cercare di concordare un pareggio. Riferisce che l’incontro avvenne tra JOELSON e DA COSTA senza la sua diretta partecipazione e che all’esito dello stesso JOELSON comunicava che DA COSTA aveva rifiutato la combine.

JOELSON, nell’interrogatorio dinanzi al Gip del 4.6.2012, riferisce di aver avuto richiesta da parte di IACONI di contattare DA COSTA per cercare di concordare il risultato della gara con l’ANCONA e che IACONI aveva ritenuto utile che partecipasse al contatto anche TURATI, ex giocatore dell’ANCONA. IACONI aveva precisato di aver avuto l’assenso al riguardo da parte di CAMILLI.

CAROBBIO, nella audizione del 10.7.2012 dinanzi alla Procura federale, precisa che tutti sapevano che nel GROSSETO nessuno poteva assumere decisioni senza consultare preventivamente CAMILLI (pur nella fattispecie non avendo sentito nè visto IACONI parlare con CAMILLI).

ACERBIS, dinanzi alla Procura federale in data 9.7.2012, riferisce che quando si parlava di Società ci si riferiva a CAMILLI anche perché i soldi della combine non potevano che provenire da lui.

Tutte le suindicate dichiarazioni non lasciano dubbi, sotto il profilo logico, circa il coinvolgimento di CAMILLI, socio di maggioranza e Presidente di fatto della Società, nel tentativo di combine della gara.

Come accertato univocamente, ogni decisione di rilevante importanza in Società veniva assunta da CAMILLI, come confermato peraltro dallo stesso CAMILLI e dal CAFARO, amministratore unico e team manager della Società: pertanto, risulta accertato che tutto quanto accaduto nel tentativo di raggiungere un’intesa sul risultato della partita sia partito da una iniziativa sicuramente condivisa e approvata da CAMILLI.

Per quanto attiene alle iniziative giudiziarie assunte da CAMILLI nei confronti degli ex tesserati del GROSSETO è stato possibile accertare che, a seguito della richiesta inoltrata dal GROSSETO al Presidente federale della FIGC del 21.12.2011 al fine di ottenere la deroga al vincolo di giustizia per la tutela delle ragioni della Società nei confronti di CAROBBIO, JOELSON, CONTEH e ACERBIS, l’autorizzazione fu concessa limitatamente alla nomina di difensore della persona offesa ex art-101 c.p.p. nell’ambito del procedimento aperto presso la Procura della Repubblica di Cremona.

Al riguardo va segnalato che la richiesta non riguardava né IACONI, né TURATI.

Non può che concordarsi sul rilievo della Procura federale in ordine al fatto che la denuncia penale nei confronti di CAROBBIO, TURATI, CONTEH, JOELSON, NARCISO, JOB IYOCK, ACERBIS e IACONI per il reato di cui all’art. 640 c.p. pluriaggravato (truffa) e quella nei confronti di IACONI e TURATI per il reato di cui all’art. 368 c.p. (calunnia) sono intervenute solo in data 7.7.2012, cioè quattro giorni dopo la convocazione di CAMILLI dinanzi alla stessa Procura federale: ciò evidenzia la strumentalità dell’atto preordinato a esigenze difensive dinanzi agli Organi della giustizia sportiva.

In ordine alla difesa del CAMILLI quest’ultima concentra le proprie deduzioni sul fatto che l’illecito concretizzatosi con il pareggio per la gara Ancona-Grosseto non vedrebbe protagonista CAMILLI, visto che fu un illecito posto in essere dai giocatori: così facendo, però, non prende in considerazione gli atti, certamente diretti all’alterazione del risultato della gara e forniti del requisito dell’idoneità al raggiungimento dello scopo, posti in essere proprio da CAMILLI in una fase ben individuata della vicenda.

Alla luce di tali considerazioni appaiono del tutto inconferenti le affermazioni rese dall’accusa e dalla difesa in ordine alla presenza di CAMILLI alla gara in questione, non essendo rilevante, ai fini dell’affermazione di responsabilità del deferito, la circostanza che CAMILLI non andasse usualmente in trasferta.

Sul fatto, infine, affermato dallo stesso CAMILLI in dibattimento, che non poteva aver dato istruzioni di alcun genere a IACONI, in quanto quest’ultimo era stato di fatto licenziato, non si trova conferma alcuna in atti.

Alla luce di tutto quanto sopra esposto il CAMILLI è sicuramente responsabile del tentativo di alterare il risultato della gara Ancona-Grosseto.

CAMILLI avrebbe voluto comprare la vittoria della propria squadra senza poi effettivamente riuscirci a causa del prezzo troppo alto richiesto dai giocatori dell’ANCONA.

Risulta accertato, quindi, che, a fronte della richiesta di € 100.000,00 formulata dai giocatori dell’ANCONA, CAMILLI ha abbandonato le trattative.

Per questa ragione CAMILLI deve rispondere per l’illecito tentato a norma di quanto previsto dall’ art. 7, comma 1, 2 e 5, CGS, ma non per l’aggravante dell’effettiva alterazione del risultato, di cui all’art. 7, comma 6, CGS.

Alla affermazione della responsabilità del deferito segue quella diretta della Società di appartenenza GROSSETO.

Per il deferito DA COSTA JUNIOR è stata disposta l’applicazione di sanzioni ai sensi degli artt. 23 e 24 CGS''.

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