ANNO 18 n° 145
''Io, ragazza alla pari in Finlandia'' (Foto)
Storie di viterbesi all'estero: il racconto di Lara Cappelli
27/02/2012 - 07:25

Sono quasi sei mesi che vivo in Finlandia. Mi sono decisamente presa il mio tempo prima di scrivere qualcosa di relativamente serio sulla mia esperienza, non c’è che dire…

E’ difficile andare a cercare le ragioni della mia scelta, e con questa tutte le scelte che, in definitiva, mi hanno portato qui, a Salo, nel sud della Finlandia. A dire il vero, è strano pensare che in realtà mi trovo qui in seguito alla combinazione di una serie di strane coincidenze, alcune più spiacevoli di altre, ed è strano quanto queste coincidenze possano cambiare completamente la nostra direzione, se colte nel momento giusto…

Ma torniamo a noi: cosa ci faccio in Finlandia? Sono una ragazza alla pari, ciò significa che vivo in una famiglia finlandese, nella quale ho il compito di prendermi cura della bambina di casa, più o meno per quattro ore al giorno. Faccio in questa famiglia tutto ciò che credo farei a casa mia, se avessi una sorellina a cui badare e, nonostante venga pagata per il “lavoro” che svolgo, ancora non riesco a vederlo come un lavoro vero e proprio.

Nel periodo che ho trascorso qui ho avuto modo di osservare un po’ più da vicino questo paese, che già conoscevo abbastanza prima del mio arrivo, ma forse solo con occhi da turista.

Fa freddo? Sì. E’ buio? Sì. La gente è fredda? Forse. Il cibo è strano? Abbastanza.

Eppure non mi sono mai trovata nella condizione in cui mi trovo ora. Una condizione di benessere, uno stato di tranquillità che riesce a permanere nonostante le continue difficoltà che, ancora oggi dopo tutto questo tempo, mi mettono i bastoni tra le ruote.

E’ verissimo quello che si dice sul buio: in questo periodo il Nord della Finlandia sta lentamente uscendo dalla sua annuale fase di buio, durante la quale il sole non sorge per circa un mese. Al sud invece, dove mi trovo io, nel periodo più buio dell’anno (novembre/dicembre) il sole sorge verso le 10, per tramontare intorno alle 15. Nonostante questo però, o forse proprio grazie a questo, le persone sembrano aver creato un rapporto diretto con il tempo e i suoi cambiamenti, secondo il quale l’umore generale e i ritmi della giornata sono direttamente scanditi dal tempo stesso. All’inizio, il più delle volte che mi cimentavo nella coraggiosa impresa di girare per la città da sola (coraggiosa, perché molto spesso mi perdevo) durante una giornata di sole, mi chiedevo cosa ci fosse di tanto divertente nell’aria da mettere sulle facce di chiunque incontrassi uno strano sorriso. Poi col tempo ho realizzato che lo stesso sorriso veniva anche a me, nelle stesse giornate. Quando il sole si fa vedere al massimo due volte a settimana, si inizia ad apprezzare la sua presenza molto di più!

Ma che sia ben chiaro, non è stato e non è tutto rose e fiori. La più grande difficoltà che mi sono ritrovata ad affrontare, e con cui alle volte mi ritrovo ancora a combattere, è quella della ricerca dell’equilibrio. Non è semplice entrare a far parte di una famiglia, trovare il proprio posto in un nucleo già ben formato e compatto, con la consapevolezza di doverlo lasciare, prima o poi. Devo a questa famiglia moltissimo, probabilmente più di quanto possano immaginare: oltre ad un calore che non mi aspettavo di trovare, ho imparato le cose più pratiche, più basilari, di nuovo, o forse per la prima volta.

Un’immagine che probabilmente può descrivere in modo più che appropriato questo paese è quella della sauna: qui ogni casa ne ha una, elettrica o a legna che sia. La concezione della sauna va al di là della fisicità: è il momento in cui tutto si ferma, per mezzora, un’ora o magari anche due, in qualsiasi momento o periodo ci si trovi. Quel tempo è un punto fermo in cui ci si lava dallo sporco, in tutti i sensi. Inizialmente era una pratica che non comprendevo (questo sudare per il piacere di sudare proprio non mi entrava in testa), ora invece è diventata un qualcosa di cui ammiro l’effetto, su di me e sugli altri, un rito, un’abitudine; un momento da dedicare a sé stessi e a nessun altro.

Come ogni paese, la Finlandia non è perfetta. Nonostante faccia parte dei paesi scandinavi e quindi con tutto l’alone di curiosità che li avvolge (quei paesi in cui si dice, “tutto va come dovrebbe andare”, concetto che a noi italiani a volte sembra inimmaginabile), ha i suoi lati negativi. Non credo sia opportuno elencarli in questa sede, soprattutto perché sono considerazioni prettamente personali, filtrate dal mio modo di analizzare che con ogni probabilità non corrisponde a quello di molti altri stranieri residenti qui.

Una cosa che posso affermare con quasi assoluta certezza però, è che in questo paese ho trovato un assurdo senso d’inferiorità. C’è qualcosa in questo popolo che non capisco del tutto, delle dinamiche che a volte trovo davvero illogiche. La Finlandia è un paese ricco, in tutti i sensi. Vanta paesaggi mozzafiato, una cultura in campo artistico molto profonda, personaggi stimabili, una storia che, per quanto molto breve, è senza dubbio degna di nota e una modernità incredibile in tutta quella che è la vita di ogni giorno (quando si dice che qualcuno “sta proprio avanti”).

Eppure i finlandesi sembrano non perdere occasione di sminuire tutto questo. Io invece, forse proprio in opposizione, ho guadagnato un senso di fierezza ogni volta che mi ritrovo a parlare del mio paese, cosa che certamente non avevo sei mesi fa. Ahimè, ho realizzato e sperimentato la triste verità di cui tanto si parla: spesso si capisce l’importanza di qualcosa, si vede la sua bellezza, solo quando ci si allontana. Solo qui ho realizzato di aver commesso per molto tempo un errore: ho dato per scontato la mia città, il mio paese, la mia cultura e forse anche altro. I finlandesi sembrano commettere lo stesso errore, ma sono fiduciosa che prima o poi riusciranno a liberarsene.

Nel frattempo il termometro segna molti gradi in più rispetto a qualche giorno fa. I fatidici -33° sono solo un lontano ricordo (e meno male), i giorni iniziano ad allungarsi, il sole non si fa più desiderare così tanto e, per le strade, i volti dei passanti sembrano abbandonarsi ai sorrisi che accende…

Lara Cappelli

 

Facebook Twitter Rss