ANNO 15 n° 303
Di Pietro operato alla prostata a Belcolle
Operato all’ospedale di Viterbo nel massimo riserbo Il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, ha parlato del suo intervento alla prostata. Al quotidiano “Il Corriere della Sera”, il leader dell'Italia dei valori ha raccontato: "A un certo punto, l'urologo che mi stava facendo l'ecografia mi ha detto: 'Caro Di Pietro, in effetti qui c'è una massa, tra la vescica e la prostata...' Un tumore. Benigno, come ha poi rivelato l'esame istologico. Due mesi fa sono stato operato alla prostata. Lo so che in Italia nessuno lo dice. Ma io non mi vergogno. Anche perché ho già fatto la prova del nove.... Ed è riuscita". Di Pietro ha poi detto: "Per fortuna l'ho preso in tempo. Non avvertivo nessun disturbo; ma ogni anno faccio comunque un esame completo del sangue, nel laboratorio di analisi vicino a Montecitorio. Stavolta mi hanno trovato il Psa alterato. Ho fatto l'ecografia. 'Bisogna toglierlo subito' mi ha detto l'urologo. Così, una settimana dopo, mi sono operato. All'ospedale di Viterbo, con un mio amico, una persona stupenda: ogni cosa si è svolta come da regola, con pagamento e tutto; non dico il suo nome perché non so se sarebbe d'accordo. Due giorni di ricovero postoperatorio. Dieci giorni di riposo; dopo due settimane già sgambettavo meglio di prima. E poi quaranta giorni di astinenza. Se tutto è a posto, devo dire grazie a mio padre perché mi ha sempre detto: 'Ricordati Tonino, che quando ti sarai fatto vecchio dovrai sempre controllare la prostata'. E ormai mi sono fatto vecchio... Anche papà ha avuto lo stesso problema. Ma non se n'è andato per quello. E' morto a 72 anni, nell'86, cadendo dal trattore". Un'esperienza di certo non facile, che il leader dell'Italia dei valori ha voluto raccontare e rendere pubblica per far capire agli uomini l'importanza della prevenzione. "La verità — ha spiegato Di Pietro — è che la prostata è ancora tabù. Collegato alla virilità. Ma non è più come una volta: adesso, se ti operi per tempo, non c'è nulla di irrimediabile, te la cavi. Il punto è che noi maschi italiani non dobbiamo avere vergogna di affrontare la questione, di parlarne, di farci visitare. Il controllo della prostata è un salvavita: oggi di tumore alla prostata muore chi ci vuol morire. Ma in troppi non lo sanno. Per le donne è diverso: si è diffusa la cultura della prevenzione; il 'gentil sesso' sa che deve farsi controllare seno, ovaie, utero. Noi siamo più indietro. Il 50-60 per cento dei maschi con il tempo sviluppa una cosa come la mia: l'importante è intervenire al momento giusto. Ne parlo tranquillamente non per esibizionismo, ma perché mi piacerebbe dare l'esempio, fare un invito ad affidarsi alla diagnosi precoce". Al reparto di Urologia dell’ospedale di Belcolle (diretto dal professor Antonio Rizzotto) il riserbo sull’identità di coloro che si sottopongono al test del Psa e ad eventuale conseguente intervento + totale (sarebbero molti i personaggi arrivati da fuori città), viene invece insistentemente raccomandata la prevenzione, importantissima per controllare la prostata.



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