ANNO 19 n° 346
"I cinquanta nomi del bianco". Ultimo romanzo di Franco Limardi

VITERBO – “I cinquanta nomi del bianco”, è il titolo dell’ultima fatica letteraria di Franco Limardi, lo scrittore romano che dal 1991 risiede in provincia di Viterbo, dove insegna storia e italiano all’Itis. Il volume è pubblicato da Marsilio per la collana “Le farfalle - i gialli”.

Il romanzo, come spiega lo stesso autore, “è ambientato in una metropoli paralizzata dalla neve che, oltre al traffico, sembra immobilizzare tutto, anche il tempo. In tale scenario, i due protagonisti, un commissario di polizia e un ex carcerato, Sergio Asciuti, cercano una ragazza scomparsa nel nulla. Il primo la cerca perché glielo impone il suo mestiere di poliziotto, il secondo, invece, su incarico del padre della giovane, un boss che ha conosciuto mentre si trovava in carcere. Con l’incedere della storia le vicende dei due personaggi di incrociano e si intersecano con altre storie satelliti, che insieme completano la trama del libro.

In precedenza Limardi ha pubblicato altri tre romanzi e una raccolta di racconti: “L’età dell’acqua”, 2001 edito da DeriveApprodi”, “Anche una sola lacrima” del 2005, edito da Marsilio; “Lungo la stessa strada” , 2007, edito da Alberto Perdisa. La raccolta di racconti, “Lama e trama 4” invece, è del 2006 ed è stato edito da Zona. Di recente Limardi ha partecipato al premio letterario Scerbanenco a Courmayeur (Francia), giungendo tra i semifinalisti della kermesse dedicata al giallo e al noir. “Il titolo dell’ultimo romanzo – spiega Limardi - nasce da un ricordo universitario. Una volta Tullio de Mauro, mio docente di linguistica all’Università, discutendo del linguaggio come di un modo per descrivere la realtà nelle sue varie forme, ci parlò di un popolo artico, gli Inuit, che nel loro vocabolario hanno ben 50 parole diverse per descrivere il bianco. Questo mi incuriosì molto, ma la scintilla che mi fece iniziare la stesura del libro fu quando lessi, in una rivista scientifica, che un fiocco di neve, per formarsi, abbisogna di attaccarsi a qualcosa di sporco, come per esempio, un granello di sabbia. L’idea che qualcosa di puro nasca dall’unione con qualcosa di sporco mi colpì e da lì nacque il titolo: “I cinquanta nomi del bianco”.

Quanto è presente Viterbo nei suoi romanzi? “Viterbo è sempre presente nelle mie opere, anche se faccio di tutto per camuffare i luoghi che descrivo, che si tratti di una via o di un centro commerciale. Diciamo che, da scrittore, mi diverto a mescolare luoghi tra di loro, modificandone l’ambientazione scenica e il nome”.

Ha dei progetti nel cassetto? “Sto lavorando per la stesura di un romanzo storico, ambientato fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 e questo comporta una ricerca di documenti davvero imponente. Inoltre, la maggiore difficoltà, è nel trovare il linguaggio e quindi i vocaboli precisi dell’epoca da far utilizzare ai vari personaggi del libro. Una curiosità che ho incontrato nella ricerca dei molti documenti che affronto, è stata la scoperta di un numero del ‘Corriere di Viterbo’ del 1896, dove si richiedeva, ad un parlamentare dell’epoca, di raddoppiare la linea ferroviaria Viterbo-Roma; problema quanto mai attuale anche oggi”.




Facebook Twitter Rss